Gli antibiotici sono una delle più importanti conquiste della medicina moderna e ci permettono di contrastare efficacemente moltissimi disturbi e malattie. Il loro utilizzo, però, non è privo di conseguenze: il tratto gastrointestinale ospita un ecosistema complesso composto da trilioni di microrganismi (il famoso microbiota intestinale) che svolge funzioni essenziali nella digestione, nel metabolismo, nella modulazione del sistema immunitario e nel mantenimento dell’integrità della barriera intestinale.
Gli antibiotici, proprio per via del loro meccanismo d'azione, non distinguono tra batteri patogeni ("cattivi") e batteri simbionti ("buoni") e per questo l'assunzione di questa classe di farmaci provoca non solo una riduzione della biodiversità della flora intestinale ma anche un’alterazione dei rapporti di quantità tra i diversi ceppi batterici normalmente presenti. Questo stato di squilibrio, definito disbiosi intestinale, può manifestarsi con sintomi come diarrea, meteorismo, dolore addominale, stipsi, aumentata permeabilità intestinale e maggiore suscettibilità a infezioni secondarie.
In alcuni soggetti, la disbiosi può persistere per settimane o mesi dopo la fine della terapia, rendendo necessario un intervento mirato di ripristino della salute intestinale.
L’antibiotico va preso a stomaco pieno?
La risposta dipende dal tipo di antibiotico prescritto: ricordiamo infatti che l'antibiotico va sempre prescritto dal medico. L’assunzione a stomaco pieno può ridurre effetti collaterali gastrici come nausea, bruciore o dolore epigastrico, ma in alcuni casi (come per le tetracicline o i fluorochinoloni) può diminuire leggermente l’assorbimento del farmaco per la presenza nel cibo di cibo in particolare di calcio, ferro o magnesio e per questo altri vengono assorbiti meglio a stomaco vuoto.
È quindi fondamentale seguire le indicazioni del medico o del foglietto illustrativo, evitando decisioni autonome che potrebbero ridurre l’efficacia della terapia o aumentare gli effetti indesiderati.
Esiste una protezione per lo stomaco per antibiotico?
Sì, in molti casi il medico o il farmacista potrebbero consigliarti l'abbinamento dell'antibiotico con farmaci o integratori gastroprotettori, soprattutto in caso di predisposizione individuale a gastrite o reflusso. Il medico può valutare l’uso di farmaci come inibitori di pompa protonica o gli antagonisti dei recettori H₂, tuttavia è importante la cautela anche nell'uso di questi farmaci: una riduzione eccessiva dell’acidità gastrica può favorire la sopravvivenza di microrganismi potenzialmente patogeni e alterare ulteriormente l’equilibrio intestinale.
In alternativa, alcune sostanze naturali come mucillagini, alginati o estratti vegetali possono contribuire a proteggere la mucosa gastrica senza interferire significativamente con l’azione dell’antibiotico.
E se l’antibiotico è intestinale?
Gli antibiotici ad azione prevalentemente intestinale, utilizzati ad esempio per infezioni gastrointestinali, hanno un impatto ancora più diretto sulla flora batterica locale perché esercitano un effetto diretto e intenso sul microbiota locale. Questi farmaci, pur essendo utili nel trattamento di infezioni gastrointestinali specifiche, possono determinare una drastica riduzione delle popolazioni batteriche e una perdita di specie batteriche fondamentali per la salute della mucosa intestinale.
Le conseguenze possono includere una compromissione della barriera intestinale, un aumento della permeabilità e una maggiore predisposizione a fenomeni infiammatori. In questo scenario, il recupero spontaneo del microbiota può essere lento e incompleto, rendendo particolarmente indicato un intervento mirato di ricolonizzazione con ceppi batterici selezionati.
Un aiuto per sistemare l’intestino post-antibiotico
Dopo un ciclo di antibiotici l’obiettivo principale è ricostruire un microbiota vario, stabile e funzionale. Non tutti i probiotici, però, sono equivalenti: formulazioni con un numero limitato di ceppi possono non essere sufficienti a compensare la perdita di complessità del microbiota indotta dagli antibiotici.
In questo contesto, l’utilizzo di un integratore probiotico ad ampio spettro può rappresentare una strategia efficace, per questo ti consigliamo Kijimea (si pronuncia kigimea) K53 Advance.
Questo integratore alimentare per l'intestino è formulato con 53 ceppi batterici selezionati, studiati per lavorare in modo sinergico e favorire il ripristino dell’equilibrio intestinale. La sua forza risiede nella massima varietà dei ceppi, armonizzati con precisione, e nel dosaggio elevato: oltre 500 miliardi di microorganismi per confezione, una quantità significativamente superiore a quella contenuta in 25 kg di yogurt.
Ogni capsula fornisce almeno 21 miliardi di microorganismi vivi, appartenenti a ceppi di Lactobacillus, Bifidobacterium, Streptococcus e Pediococcus, accuratamente selezionati. La presenza di una così ampia varietà di ceppi consente di sostenere diverse funzioni fisiologiche: dalla fermentazione dei carboidrati alla sintesi di metaboliti utili, fino al supporto del metabolismo dei macronutrienti.
Inoltre la Biotina contribuisce al mantenimento di una mucosa intestinale sana, favorendo il recupero strutturale della barriera intestinale, spesso compromessa dopo l’uso di antibiotici.